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collegio vescovile L'edificio, che ancora oggi funge da fondale scenico a ciò che rimane dell’antica Piazza San Francesco, è il Collegio di cui si hanno notizie certe solo a partire dal 1636, quando l’estense Andrea Bortoloni, membro di una ricca e nobile famiglia del luogo, divenuto frate Minore Conventuale, diede inizio alla costruzione del monastero e fu anche insegnante per quaranta anni nel convento. Riguardo al progetto dell’edificio, si ritiene probabile che Vincenzo Scamozzi, ovvero il continuatore della tendenza classicista Palladiana nel Veneto, lo abbia fornito a quello che poi fu l’esecutore in loco del progetto, ovvero Antonio Zuccato.

 

 

 

 

Chiostro Atestino

P1100623L’impronta classico-palladiana dello Scamozzi si palesa in maniera significativa nel chiostro, per la presenza degli ordini sovrapposti: dorico, il più robusto, nelle semicolonne del registro inferiore e ionico, più snello ed elegante, in quelle del registro superiore.

Visivamente il chiostro è delimitato da un semplice paramento murario in mattoni rossi lasciati a vista che contribuiscono a sottolineare l'austerità dell'insieme senza però appesantirlo. Ciò è reso possibile anche dalle ampie arcate a tutto sesto con archivolto a fascia in pietra bianca sul quale si alternano mascheroni e scudi; gli scudi contengono il simbolo dell'Ordine Francescano, ovvero due braccia incrociate sotto la croce. A sinistra il braccio di San Francesco, con il saio e la mano segnata dalle stimmate mentre quello di destra, nudo, è invece il braccio di Gesù, con la mano forata dai chiodi della croce.

I mascheroni sono degli elementi decorativi bizzarri largamente utilizzati fin dall'antichità sia sulle facciate degli edifici religiosi che civili, avevano una funzione simbolica: contrastare e allontanare gli spiriti maligni. Nel nostro chiostro i mascheroni dal punto di vista formale appartengono a due periodi storico-artistici diversi: quelli più espressivi, al limite tra il mondo umano e il mondo animale, caratterizzati da un ghigno grottesco, si riconducono al tardo seicento, invece i mascheroni più formali e privi di accentuazione espressiva appartengono al primo settecento.

Salendo con lo sguardo vediamo che il registro superiore della facciata è ritmato dall'alternarsi di spazi pieni e vuoti in cui le finestre timpanate e le balaustre fanno da contraltare alla linearità del paramento murario, privo di decorazioni rivestito da semplice intonaco monocromo.

Infine, la zona sommitale dell'edificio presenta un doppio cornicione a fascia con dentellatura terminale.

Sui lati porticati si aprono i tre accessi all’edificio che conducono al piano mezzanino, al piano nobile e alla torretta del sottotetto.

Il piano nobile (primo piano) era il dormitorio San Tarcisio nel quale alloggiavano stabilmente i giovani studenti del collegio. È rimasto tale dal 1922 al 1975, in seguito la sua destinazione d’uso è cambiata per adattarsi alle nuove esigenze dell’Istituto Scolastico, le aule didattiche hanno preso il posto del dormitorio e un corridoio continuo percorre tutto il piano.

Dal chiostro è possibile accedere all’Aula Magna, al cui interno si può ammirare la tela con la “Cena in Emmaus”, posta sulla parete di fondo della grande stanza. Il tema del dipinto e le dimensioni dell’ambiente ci indicano chiaramente che questo era il refettorio del convento, al quale si affiancava la cappella dedicata alla Vergine. 

 

Dall’anno della fondazione (1636), la storia dell’edificio attraversa quattro secoli densi di storia civile e umana; al suo interno si sono intrecciate le vicende storiche francesi e austriache che portarono, come abbiamo visto, prima all’uso militare degli ambienti del collegio e poi alla spoliazione della chiesa di San Francesco. Infine, nel 1866, con l’annessione del Veneto all’Italia, tutto il complesso divenne di proprietà del Comune di Este che dal 17 Novembre 1874 lo utilizzò come Collegio Convitto Comunale delle annesse scuole elementari, tecniche, ginnasiali e del Giardino d’Infanzia. Durante il primo conflitto mondiale (1915-1918) il convento venne trasformato in ospedale militare e nel 1922 divenne sede del Collegio Vescovile Atestino (1922-1975). Una drammatica pausa delle attività didattiche si verificò tra il 1943 e il 1945 quando, nel pieno della seconda guerra mondiale, fu requisito dalle truppe di occupazione tedesche per essere utilizzato come alloggio militare, luogo di raccolta dei rastrellati e prigione di partigiani catturati dai nazisti e dalla brigata fascista.

Dopo la liberazione tornò ad essere Collegio-Convitto; dal 1963 con l’estensione delle scuole medie in tutti i comuni, il collegio vide diminuire l’affluenza dei convittori provenienti dai paesi delle provincie di Padova e Rovigo e ciò portò alla sua definitiva chiusura nel 1975. Da questa data in poi l’edificio comunale è sempre stato adibito a Scuola Statale e, anche se in veste moderna e laica, è ritornato ad essere il luogo di formazione e di cultura che il benemerito fondatore Padre Andrea Bortoloni aveva realizzato.